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Rifugio Bicchiere: l’escursione al rifugio più alto dell’Alto Adige (3.195 m)

29 Luglio 2026 by Simona Scacheri Lascia un commento

C’è una domanda che mi faccio spesso, prima di partire per un’escursione impegnativa: ne varrà la pena? Nel caso del Rifugio Bicchiere, in Val Ridanna, la risposta arriva già a metà salita, quando dietro un dosso di roccia si intravede per la prima volta quella sagoma appesa a un pinnacolo, a 3.195 metri di quota.

È il rifugio più alto dell’Alto Adige, ed è anche uno dei più belli che abbia mai visto: non ve lo dico per entusiasmo facile, ve lo racconto qui, con tutti i numeri e le informazioni pratiche che servono per affrontarlo con la testa giusta.

Indice degli argomenti

  • Dove si trova il Rifugio Bicchiere
  • Come arrivare al punto di partenza
  • Il rifugio: un piccolo paradiso a 3.195 metri
  • La scheda tecnica dell’escursione
  • Traccia Gpx
  • Consigli pratici
  • Il percorso passo dopo passo
    • Dal museo delle miniere di Monteneve al Rifugio Vedretta Piana
    • Da Vedretta Piana a Vedretta Pendente
    • L’ultimo tratto: dove il gioco si fa serio
  • Perché vale la pena farla

Dove si trova il Rifugio Bicchiere

Il Rifugio Gino Biasi al Bicchiere, conosciuto anche con il nome tedesco Becherhaus, sorge sul versante meridionale delle Alpi dello Stubai, in Alto Adige, ai margini del ghiacciaio di Malavalle (Vedretta di Mallavalle). Si trova nel territorio di Racines, in Val Ridanna, a pochi passi dal confine con l’Austria: con i suoi 3.195 metri è il rifugio più alto dell’Alto Adige e di tutte le Alpi orientali. Al suo interno custodisce anche un altro primato: la cappella “Maria im Schnee” è il santuario più alto della regione.

Come arrivare al punto di partenza

Il punto di partenza dell’escursione è il parcheggio nei pressi dell’ex miniera di Monteneve (Schneeberg), a Masseria, in fondo alla Val Ridanna, poco distante da Vipiteno. In auto si risale la valle fino al fondovalle, dove si trova il parcheggio escursionistico e il museo minerario. Da qui parte il sentiero n. 9, che si segue per l’intera salita, senza mai perderlo di vista.

Il rifugio: un piccolo paradiso a 3.195 metri

Partiamo dalla fine, perché è la parte che mi ha lasciata più sorpresa. Arrivando quassù mi aspettavo, come è normale, un rifugio spartano: siamo a 3.195 metri, in un ambiente di sola roccia e ghiaccio, e la logica direbbe di accontentarsi.

Invece ho trovato un rifugio gestito in modo sorprendentemente curato, con una qualità che non mi aspettavo a questa quota.
La cena è stata ottima, con più piatti a disposizione, un dolce da urlo e qualità ricercata. Presente anche l’opzione vegetariana, grazie di cuore.
La colazione, poi, è un buffet vero e proprio: yogurt, cereali, formaggi, affettati e tutto quello che serve per affrontare la giornata con le energie giuste e un grande sorriso.

Anche la sala da pranzo e la sala colazione meritano una menzione a parte: la vista che si gode da lì dentro è una delle più belle che abbia mai visto, con un mare di cime intorno che toglie il fiato più della salita stessa. I

l rifugio, ricostruito nel 1894 e un tempo dedicato all’imperatrice Sissi (che ne aveva annunciato la visita pochi giorni prima di essere assassinata), è oggi intitolato a Gino Biasi, capitano degli Alpini caduto in Russia durante la Seconda guerra mondiale, ed è gestito dal CAI. Ristrutturato nel 2021 con un contributo di 1,4 milioni di euro della Provincia di Bolzano, può ospitare un centinaio di persone tra camere e bivacco.

Tornerei domani stesso, se non fosse per quei quasi 1.900 metri di dislivello che separano il rifugio dal fondovalle. Ci penserò… ma intanto ve la racconto tutta.

La scheda tecnica dell’escursione

Ecco i dati principali del percorso, utili per organizzare la giornata:

PercorsoMuseo Monteneve – Rifugio Vedretta Piana – Rifugio Vedretta Pendente – Rifugio Bicchiere (Becherhaus)
LocalitàVal Ridanna, Racines – Alto Adige
Dislivello+/- 1.900 m a salire e poi a scendere
Giro ad anellono
Tempo di percorrenza6 ore senza pause i tempi indicati – solo andata
7 h 12 min (nostri tempi in gruppo – sola andata)
Lunghezza12,1 km (sola andata)
DifficoltàEE – Escursionisti Esperti (sentiero attrezzato nella seconda parte)
Quota massima3.195 m
Quota minima1.404 m
Punto di partenzaParcheggio del museo minerario di Monteneve, Masseria (Val Ridanna). Gratis.
Punto di forzaIl rifugio più alto dell’Alto Adige: rifugio Il Bicchiere sospeso su un pinnacolo roccioso ai margini del ghiacciaio di Malavalle

Traccia Gpx

Scaricabile da desktop (gratuitamente).

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Consigli pratici

  • Scarpe da trekking alte e con buona suola, indispensabili per i tratti su roccia e sentiero attrezzato.
  • Abbigliamento a strati: qui il meteo cambia rapidamente, e a 3.000 metri il caldo e il freddo si alternano nella stessa giornata.
  • Crema solare, anche se il cielo è nuvoloso: in alta quota l’esposizione è comunque forte.
  • Guanti da via ferrata o comunque adatti ai tratti assicurati, e casco se ne siete provvisti.
  • Controllate le previsioni meteo la mattina stessa della partenza, non solo il giorno prima.
  • Se il meteo prevede pioggia, rinunciate: personalmente non affronterei questo percorso sotto la pioggia, anche a costo di perdere la prenotazione al rifugio.
  • Percorso riservato a escursionisti esperti e allenati, senza vertigini: gli ultimi tratti sono su sentiero attrezzato esposto.
  • Partite presto al mattino, per avere margine sui tempi e affrontare l’ultimo tratto con luce e calma.
  • Non si richiede kit da ferrata è un percorso attrezzato, ma se vi sentite più sereni portatelo.
  • Non lo vedo adatto ai cani, ma ci sono cani alpinisti 🙂

Il percorso passo dopo passo

Il percorso si può dividere, di fatto, in tre parti ben distinte, sia per difficoltà che per paesaggio. Ecco la tabella riassuntiva, seguita dal racconto di ogni tratto.

TrattaDislivelloTempo indicativoQuota di arrivo
Museo Monteneve → Rifugio Vedretta Piana~850 m2 h – 2 h 302.254 m
Vedretta Piana → Rifugio Vedretta Pendente~330 m45 min – 1 h2.586 m
Vedretta Pendente → Rifugio Bicchiere~600-700 m1 h 30 – 2 h3.195 m
Totale (sola andata)~1.900 m5 – 6 ore3.195 m

Dal museo delle miniere di Monteneve al Rifugio Vedretta Piana

Si parte dal parcheggio del museo minerario di Monteneve, a Masseria: noi siamo partiti alle 6.30 del mattino, con l’obiettivo di avere tutta la giornata a disposizione. Il sentiero n. 9 sale inizialmente nel bosco, con pendenza regolare e a livello escursionistico, nulla di impegnativo. Lungo il primo tratto si incontra anche la malga Aglsboden, ancora chiusa quando siamo passati noi (erano circa le 7.30): niente di grave, è solo un punto di riferimento lungo la via, non una tappa obbligata.

Il sentiero prosegue poi in salita più costante, ma resta comunque un’escursione, non un’impresa: si cammina lungo il torrente fino ad arrivare agli ampi prati del Piano dell’Accla (Aglsboden), dove si trova il Rifugio Vedretta Piana, a 2.254 metri.

Da Vedretta Piana a Vedretta Pendente

Superato il Rifugio Vedretta Piana, il sentiero comincia a salire con più decisione, ma è ancora un’escursione alla portata di chi cammina con regolarità. Si arriva così al Rifugio Vedretta Pendente, a 2.586 metri: qui, in circa tre ore dalla partenza, si sono già accumulati circa 1.200 metri di dislivello. È il momento in cui viene naturale pensare “dai, ce ne mancano solo altri 700”: un pensiero pericoloso, perché è proprio da qui che inizia la parte più impegnativa di tutta l’escursione.

L’ultimo tratto: dove il gioco si fa serio

Superato il Rifugio Vedretta Pendente, il terreno cambia completamente: si cammina su roccia, su tratti sconnessi e soprattutto su sentiero attrezzato, con corde e passaggi assicurati. Il ritmo qui rallenta quasi da solo, ed è giusto che sia così: è il punto in cui conviene amministrare le energie con più attenzione, perché pensare di essere quasi arrivati è l’errore più facile da fare, proprio mentre il tratto più duro deve ancora cominciare. Il sentiero alterna passaggi attrezzati su roccia a tratti più aperti, fino a raggiungere una piana che sembra uscita da un racconto fantasy: da lì il rifugio si vede già, ma sembra lontanissimo, sospeso sul suo pinnacolo. Mancano ancora circa 300-400 metri di dislivello, quasi tutti concentrati nell’ultimo tratto. L’ascesa finale dura circa un’ora, un’ora e mezza, su sentiero attrezzato e roccioso, piuttosto irto: qui la stanchezza accumulata si fa sentire, ed è un tratto adatto esclusivamente a escursionisti esperti, senza alcun problema di vertigini. Da evitare con cura in caso di pioggia.

Perché vale la pena farla

  • Toglie il fiato in tutti i sensi
  • Può essere anche un sfida personale ma da fare solo quando escursionisti preparati
  • Rimane uno dei luoghi più belli mai visti. Veramente stupendo!

Archiviato in:FOCUS, ITALIA, TRENTINO ALTO ADIGE

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