
Avete mai sognato un paesaggio lunare? Qui lo si raggiunge seppur con fatica.
Passo Valles il punto di partenza per questo trekking al Rifugio Mulaz.
Un’escursione impegnativa ma alla portata di chi ha gambe allenate, con un tratto attrezzato ma vi racconto bene tutto.
Indice degli argomenti
Dove si trova il Rifugio Mulaz
Il Rifugio Mulaz è uno dei rifugi CAI delle Pale di San Martino, a 2.571 metri di quota, incastonato sotto le pareti del Monte Mulaz. Il punto di partenza dell’escursione è Passo Valles (2.032 m), il valico che segna il confine tra Veneto e Trentino, tra i comuni di Falcade (Belluno) e San Martino di Castrozza (Trento). È il fratello minore, meno fotografato ma non meno bello, del più noto Passo Rolle, a pochi chilometri di distanza.
Come arrivare al punto di partenza
Passo Valles si raggiunge in auto da due versanti. Da Falcade si sale lungo la strada che porta al Passo San Pellegrino, deviando al tornante segnalato per il Valles. Dal versante trentino, invece, si arriva percorrendo la statale che scende da Passo Rolle. In entrambi i casi il parcheggio è proprio al passo, vicino alla Capanna Passo Valles: se arrivate presto in alta stagione, un posto lo trovate senza troppi patemi.
A chi si rivolge
Il percorso è classificato EE, per escursionisti esperti, e il motivo è tutto nel tratto attrezzato descritto sopra: qualche passaggio esposto, un cordino non sempre affidabile, la necessità di procedere con le mani libere. Per il resto, si tratta di un dislivello importante, ma negli standard delle escursioni per persone allenate.
È un’escursione che chiede passo fermo in diversi punti e una base di allenamento: non il primo trekking in quota per chi non ha mai messo gli scarponi.
Perche vale la pena
Il vero valore di questo giro è quanto si vede lungo il cammino, non solo all’arrivo. Si cammina con la Val Venegia sempre a fianco, si intravede il Cristo Pensante sul Castellazzo, si arriva a scorgere Falcade e la Valle del Biois in basso, e nelle giornate più limpide anche la parete sud della Marmolada in lontananza. È un’escursione incredibilmente panoramica per tutta la sua durata, non solo negli ultimi cento metri: un dettaglio che, per chi cammina in Dolomiti da anni, non è affatto scontato.
Un altro pregio, forse il più prezioso: pur essendo un percorso noto, resta un’escursione vera, non una passeggiata da cartolina. Anche in piena estate si incontrano poche persone lungo il tragitto — merito del dislivello e del tratto attrezzato, che tengono lontano chi cerca solo la foto facile.
La scheda tecnica dell’escursione
Ecco i dati principali del percorso, utili per organizzare la giornata:
Dati tecnici
| Partenza / arrivo | Passo Valles (2.032 m) — andata e ritorno sullo stesso sentiero |
| Punto più alto | Rifugio Mulaz, 2.571 m (con punte fino a 2.582 m lungo il tratto attrezzato) |
| Distanza | 13,4 km circa |
| Dislivello positivo | 1.065 m in salita, che diventano circa 1.150 m complessivi contando i saliscendi del ritorno |
| Dislivello negativo | 1.065 m |
| Tempo di percorrenza | 5h15 il mio tempo netto di cammino; le guide ufficiali indicano 6-7h30 con soste, a seconda del passo |
| Difficoltà | EEA — Escursionisti Esperti |
| Tratti attrezzati | Sì, nell’ultima ora – ora e mezza prima del rifugio (cordino metallico, nessuna imbragatura necessaria) |
| Segnaletica CAI | Sentiero n. 751 |
| Periodo consigliato | Da fine giugno a settembre, solo con tempo stabile |
Traccia Gpx
Scaricabile da desktop (gratuitamente).
Consigli pratici
- Scegli la giornata giusta e non darla per scontata: il tratto attrezzato con roccia bagnata o in caso di temporale in quota diventa serio. Se il meteo non è stabile, rimanda.
- Parti presto: i tempi sono lunghi (mettete in conto 6-7 ore con calma), e buona parte del percorso è esposta al sole, senza ombra.
- Porta scarpe da trekking con suola grippante e, se le hai, un paio di guanti leggeri: non servono per una ferrata, ma aiutano sul cordino metallico del tratto attrezzato.
- Non serve kit da ferrata
- Non adatta ai cani ma poi sapete meglio voi che conoscete il vostro cane, ma per me no.
Il percorso passo dopo passo
Da Passo Valles a Forcella Venegia
Si parte già in quota, il che aiuta, ma non deve ingannare: da Passo Valles servono comunque un paio d’ore di cammino solo per arrivare all’attacco della salita vera. Il sentiero CAI n. 751 sale con pendenza dolce tra pascoli e sassi fino a Forcella Venegia (2.212 m), il primo vero belvedere della giornata: da qui si apre la Val Venegia, e più lontano si intravede il Monte Castellazzo con il celebre Cristo Pensante.
Passo Venegiòta: qui il sentiero cambia carattere
Proseguendo su tracciato ancora comodo, circondati da vedute sulla Val Venegia, su Forca Rossa e su Falcade, si arriva a Passo Venegiòta (2.303 m). È il punto di svolta: da qui in poi il paesaggio si fa più dolomitico, roccioso, verticale, e il sentiero comincia a chiedere passo sicuro.
Il tratto attrezzato verso il Rifugio Mulaz
È l’ultima ora, ora e mezza di cammino, ed è la parte che rende questa escursione adatta a escursionisti con esperienza. Non è una ferrata in senso stretto — non serve imbragatura — ma ci sono un paio di punti esposti assicurati da un cordino metallico che, per onestà, non sempre si trova ben teso. Non è un tratto pericoloso se affrontato con calma e scarpe adatte, ma richiede attenzione, mani libere e nessuna fretta. Il panorama, in compenso, si fa via via più spettacolare: le pareti del Mulaz sopra la testa, il vuoto della Val Venegia sotto i piedi.
L’arrivo al Rifugio Mulaz
Il tratto attrezzato finisce su un sentiero normale tra le rocce, e poco dopo compare il rifugio: 2.571 metri, affacciato su un anfiteatro roccioso che da solo vale la fatica della salita. È il momento della sosta, del timbro sul passaporto delle Dolomiti se lo portate con voi, e — se le gambe ve lo concedono — anche di un piatto caldo prima di riprendere la via del ritorno.
Il ritorno: i conti non tornano mai come si spera
Qui vale la pena essere oneste: il ritorno non è tutto in discesa. Scendendo dallo stesso sentiero dell’andata si incontrano ancora un paio di risalite — le stesse forcelle attraversate al mattino, ora da riguadagnare in senso contrario — che fanno lievitare il dislivello complessivo della giornata ben oltre i circa 900 metri della sola salita al rifugio, fino a toccare i 1.150 metri complessivi. Chi preferisce evitare di ripercorrere il tratto attrezzato in discesa può scendere dal Passo del Mulaz verso la Val Venegia lungo il sentiero CAI 710, chiudendo un anello: un’opzione che io non ho seguito, ma che le guide locali descrivono come altrettanto panoramica e priva di tratti esposti.
Perché vale la pena farla
- Toglie il fiato in tutti i sensi
- Può essere anche un sfida personale ma da fare solo quando escursionisti preparati
- Rimane uno dei luoghi più belli mai visti. Veramente stupendo!

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