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La mia mezza maratona a Crema: diario di una runner inesperta
Prima di iscrivermi
Io a un amico: “Dai ti prego facciamo una qualche mezza maratona che in questo periodo faccio schifo, ho bisogno di un valido motivo per allenarmi! Ho preso almeno 3 chili da che sono tornata dalle ferie”. Alti principi insomma.
17 novembre 2013 – Mezza maratona di Crema
La scelta in questo caso è prettamente logistica. Una mezza maratona vicina a Milano, raggiungibile nel giro di 45 minuti, a quanto pare ben organizzata e anche se Crema non è una città rinomata per i suoi splendori artistici, correre permette sempre un approccio diverso ai luoghi che si percorrono. E comunque io ho bisogno di una nuova sfida perché ho un periodo di pigrizia estremo, devo reagire.
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Iscrizione
Come sempre online.
Tessera Fidal obbligatoria, se no è sufficiente fare il tesserino giornaliero del costo di € 7.
In questo caso serve versare € 10 di cauzione per il microchip del pettorale.

Percorso
Si parte dal centro città e poi si percorrono i comuni di Capergnanica, Ripalta Cremasca, Bolzone, Zappello, Ripalta Nuova, San Michele passando quindi in tratti di campagna. Partenza e arrivo coincidono con piazza Garibaldi.
Maratonina Crema – Difficoltà percorso
Ci sono una serie di cavalcavia da fare. Almeno 3 o 4, e quindi richiedono uno sforzo maggiore per la corsa in salita. Solo un piccolo tratto è sulla ghiaia. Il resto tutto sull’asfalto e un po’ di sterrato, ma in pianura.
Organizzazione
Efficiente. La maratonina è per lo più locale. Presenti i punti ristoro lungo il percorso con acqua e coca cola o frutta e abbondanza di cibo finale.
Non erano fornite spugne o integratori salini lungo il tragitto.
Nel pacchetto gara c’era abbondanza anche se non è stata data la maglietta della gara e la maggior parte dei gadget era poco attinente con il contesto (ad esempio uno smalto rosso, piuttosto che alcune brioche confezionate o una bibita a quanto pare perfetta per fini sessuali… Metti che la gara ti esalta particolarmente ma manca l’energia?).
Atmosfera
Serena e “professionale”. Maratonina rivolta per lo più ai runner veri che non a “coloro che amano correre”.
La mia Maratonina di Crema – Report
Sveglia ore 6.00 per poter essere a Crema in tempo e iniziare poi la gara alle 9.00…
Fa discretamente freddo, ma non è ancora inverno e la fortuna vuole che ci sia il sole fin dal mattino.
Arrivata a Crema percepisco l’effetto domenicale: città deserta. Solo in prossimità del parcheggio inizio a vedere alcuni runner. Beh quantomeno non mi posso lamentare in merito al traffico e tantomeno sul discorso parcheggio: un’intera piazza libera. Queste sono comodità!
A pochi passi dalla piazza del parcheggio si trova la palestra dove serve ritirare i pettorali.
Prima della partenza: l’ansia
Anche lì, nessuna coda, un po’ perché sono arrivata in anticipo, un po’ perchè comunque gli iscritti in totale sono 1.162, quindi una maratonina decisamente a “portata di mano”. Solo che entrando nella palestra inizio a guardami attorno e sbianco.
Mi giro dagli amici: “No, ma scusate, ma io qui sono la più scarsa! Ma questa è una maratonina per professionisti? Ma ci sono pochissime donne. Ma sono tutti atletici da morire… Oddio, arrivo ultima!”.
Ecco. Le ansie sono arrivate. In ritardo, ma sono arrivate.
In effetti la mia impressione era giusta.
La mezza maratona di Crema è meno “turistica” e di conseguenza richiama parecchie associazioni sportive e numerosi runner che corrono per il piacere di farlo, ma qui si parla più di una festa per intenditori che non per “occasionali”.
Attorno a me tutti iniziano a fare stretching, a spalmarsi balsamo di tigre per scaldarsi i muscoli e io guardo spaesata e mi rendo conto in quel momento che mi sono anche vestita con uno stile “tutto mio”.
Traduzione: non mi sono decisamente guardata allo specchio. E decido a quel punto che è meglio continuare a non farlo.
Pantaloni lunghi aderenti da corsa, shorts sopra (solo perché i pantaloni stretch e aderenti io non li posso vedere addosso a me), t-shirt tecnica e maglia tecnica maniche lunghe. Ho freddo. Non ci penso neanche a spogliarmi!
Vedo tutti con i consueti gel energetici e integratori salini, ma io, “dall’alto della mia esperienza” faccio conto di trovarne lungo il tragitto (per inciso: non verrà distribuito nulla del genere e io rimpiangerò tantissimo il gel che mi avevano regalato nel sacchetto gara!).
La parte divertente è sempre la prassi “coda ai bagni chimici” prima della partenza, perchè anche se sei appena andato in bagno, tra la tensione e il freddo, la pipì serve sempre farla almeno una volta in più.
Nel mio caso 3 volte in più.

La partenza
Mi dirigo verso la partenza con la consueta atmosfera di festa, sono abbastanza rilassata.
Ho corso parecchio per prepararmi e mi piacerebbe migliorare il mio tempo. E arrivando alla partenza intravedo i famosi “pacer“, che io chiamo gli uomini con i palloncini segna tempo.
Il mio amico mi indica quelli che fanno fare la mezza in 1 ora 55 minuti… “Ma sei matto?”, ma nel mentre mi giro ed ecco i palloncini verdi che segnano 2 ore nette. E l’amico: “Quelli sono i tuoi. Dai che ce la fai”.
Vorrai mica deluderlo?
Decido di provarci. Voglio provare a migliorare il mio tempo (per la cronaca 2 ore e 7 minuti), e anche se non so bene cosa significhi correre la mezza maratona in 2 ore nette in termini di minuti al chilometro (sono negata in matematica e lo accetto di buon grado), mi metto dietro ai palloncini verdi e mi dico: “Beh quantomeno il tempo te lo danno loro. Non devi pensare. Solo correre”…
Partenza
Si va. E io sono dietro al mio pacer che dopo 500 metri mi ha già fatto capire una cosa: “Hai presente perchè tutti correvano prima dell’inizio? Per riscaldarsi! E tu non l’hai voluto fare, bene. Ora vai e stai zitta”.
Io sono abituata a correre da sola, avete presente quanti dialoghi con me stessa faccio? No, fidatevi. Non è immaginabile.
Lo sforzo lo sento fin da subito. Abituata a correre 6’/km partire subito con un 5,40’/km fa la differenza, e mi chiedo se potrò mai portarlo avanti per 2 ore quel ritmo, ma nel mentre vado.
Il problema è solo uno: la mia mezza maratona si trasforma nell’inseguimento dei palloncini verdi.
La mia più grande preoccupazione: non rimanere troppo indietro rispetto a loro, ma neppure stancarmi troppo. Devo tenere il ritmo.
E il ritmo lo tengo, a distanza di 200 metri magari, ma non li perdo di vista.
I primi km volano persa tra questi pensieri di “tempistiche”. Usciamo dalla città e iniziamo ad addentrarci nei paesini. Il primo cavalcavia in salita non mi crea problemi, anzi… La discesa mi permette di raggiungere i miei palloncini verdi e recuperare un po’ di metri. Nel mentre si passa dalla campagna aperta, ma io guardo poco il paesaggio, concentrata come sono a inseguire “quei due” (i palloncini verdi sono tenuti da due persone).
5/10/13 km…

Corro serenamente sì, ma non senza fatica. A tratti cerco di godermi anche la corsa, ma mi rendo conto che mi sto preoccupando troppo del ritmo a discapito del piacere.
Solo che a quel punto sono al 13 km. “Cosa fai? Hai corso come una matta fino adesso, e ora vuoi lasciarli andare? Lo so che è stupido cercare di migliorare il tempo a tutti i costi però ormai andresti e disperdere lo sforzo fatto fino ad ora”, e quindi proseguo.
Altro cavalcavia in salita, ma altra discesa che mi permette di recuperare metri.
A tratti sento una leggera fatica di fiato, che è quella che mi preoccupa di più, ma cerco di rallentare un po’ e rimanere serena. Il corpo sta bene, non sento dolori particolari. Solo sogno con tutta me stessa un integratore salino e continuo a darmi della stupida per aver pensato che in tutte le maratone fossero previsti dei “Powerade azzurri”, e invece no.
Solo acqua, ma l’acqua non mi basta più. Inoltre quando provo a bere nei bicchieri di plastica riesco a mandare giù solo pochi sorsi, il resto finisce tutto addosso visto che di certo non mi fermo. Per fortuna vengono poi date anche bottigliette di acqua naturale che permettono di bere più facilmente (anche se dopo pochi sorsi vengono buttate mezze piene).
Dai 15 ai 21 km: la fatica
Al 15 km inizio a sentire il calo degli zuccheri, e presa da disperazione prendo una fetta di arancio che succhio un po’ e butto via subito, temendo mi resti sullo stomaco (con relativi dolori intercostali!).
E arrivo al 16 km. Qui la stanchezza inizia a farsi sentire. Fosse per me manderei a fanculo quei palloncini verdi e finirei la mezza maratona al mio ritmo, ma ormai… Non posso più.
Ormai i palloncini verdi sono la mia sfida!
Non me ne frega più niente di nulla. Paesaggio incluso che credo di non aver quasi più guardato… Devo riuscire a finire con i palloncini verdi.
Inizio a contare non solo i km, ma anche i metri.
Al 18 km mi inizio ad incitare da sola nella testa, e lì capisco che sto messa male. 19 km, mi dico… “Simo ti giuro che se molli adesso guai a te” (schizofrenia o bipolarismo, i termini sono molteplici).
Si rientra nella città, 20 km… E io inizio a tirare giù tutti i santi, e intravedo i fotografi, coloro che immortalano questi momenti e vorrei mandare a quel Paese pure loro che stanno fotografandomi in una condizione decisamente poco fotogenica.
L’arrivo al traguardo
E poi vedo il traguardo, ultimo rush e sìììììììì! Ce l’ho fatta, arrivo pochi metri dietro ai palloncini verdi!
Tempo 2 ore e 1 minuto, ma a me quel minuto non infastidisce, io volevo solo arrivare con i palloncini verdi.
E a quel punto, mi lascio andare ad una tosse (da fumo!) che dura per i seguenti 20 minuti!
Non riesco neppure a parlare, vorrei eh… Ma non riesco.
Non solo, sono talmente in deficit di energia che quando mi ritirano il pettorale con il microchip e vedo una tizia con una serie di mazzette di 10 euro in mano, non mi rendo neppure conto che dovevo prendere i miei 10 euro di cauzione… (Sarà felice il mio amico che aveva versato la cauzione anche per me).
Voglio solo tossire, e riposarmi!
Solo dopo trenta minuti inizierò a sentire una gioia infinita. Certo, non me la sono goduta come a Nizza, ma riuscire a portare a termine una sfida con me stessa è sempre una grande vittoria!
E per la cronaca… Conclusioni finali
- le foto che i cari fotografi hanno fatto tra abbigliamento da “scappata di casa”, viso violaceo e i famosi chili in più (che non sono stati persi neppure con la maratonina di Crema) restano le foto più brutte di me che io abbia mai visto. E per la legge di Murphy, nonostante io non le abbia cercate, me le sono viste recapitare a casa, stampate e senza che io ne facessi alcuna richiesta!
Ho pensato fosse un bieco scherzo degli amici… mentre in realtà è una prassi che hanno per venderle, molto molto discutibile. (Se le voglio comprare, le richiedo!). - sono riuscita a fare la doccia post-corsa senza coda seppur ghiacciata, mentre i “maschi” hanno atteso per ore! Finalmente un posto in cui la coda era nei bagni degli uomini (rivincite).
- non sono arrivata ultima… ma comunque, poco ci mancava! 1082 su 1162… Ora capite perché mi toccava correre come una matta?
No vabbe, ora dopo questo post sognerò palloncini verdi per tutta la notte 🙂
Comunque grande stima a te, adoro il tuo bipolarismo e questo racconto mi ha fatta davvero spaccare dal ridere!
(E sì, continuo a pensare che fare cose così sia assolutamente da folli)
La mia parte pigra è stato conquistata dalle endorfine, e dopo questa mezza maratona ne avevo una dose notevole?!
Tutti abbiamo un prezzo… (magari prima o poi anche la tua parte pigra… 😉 )
ciao Simo leggo con piacere che la corsa ti sta sempre più a pennello.
Leggendo qua e là le tue belle recensioni podistiche provo a darti qualche dritta:
risparmia sulle iscrizioni facendo una affiliazione uisp (è la più conveniente e non devi legarti a nessun gruppo sportivo), o simili, sono comunque riconosciute dal coni e sono molto più economiche di quelle fidal o del tesserino giornaliero.
Il bicchiere di plastica al ristoro, se sei in corsa, prova a prenderlo “a molletta” anzichè “a bottiglia” epoi te lo aggiusti sorseggiando con comodo.
Attenta a non coprirti troppo: se parti abbardata dopo 6/7 km la temperatura corporea sale e bruci molte calorie utilissime da sfruttare negli ultimi km. di gara.
Un’ultima cosa: mai più i pantaloncini sopra il pantaloni aderenti da corsa, sono inguardabili! (o l’uno, o l’altro).
Nell’era dei pinocchietti, dei leggins dei jeans strech ti conci come Olivia Newton John nelle videocassette anni’80?
sono sicuro che se usi un buon pantalone (tecnico) lungo elasticizzato scuro non susciterai attenzioni morbose ne’ ilarità nei podisti.
ciao e complimenti per il blog.
Alessandro
Ma GRAZIE!
Allora l’affiliazione uisp non la conoscevo, vado a vedere subito di che si tratta e seguirò il tuo consiglio! grazie!
Sul mio abbigliamento, ahahahah… che dire se non che hai ragione! Ammetto che ho sempre paura di aver freddo, cmq giuro che dopo le ultime foto viste, baderò a come mi concio! 😉 Promesso!
Però Ale, il bicchiere di plastica a molletta??? Mi sa che mi sfugge cosa sia esattamente e come devo bere…
Cmq grazie Maratoneta!!! Tu che lo sei davvero! 😉
ok in pratica usi 3 dita, indice e medio nel bicchiere e il pollice fuori, un po’ come la chela di un granchio..
Tu passi avanti il ristoro, allunghi la manina e tac, stringi e porti via
ciao a presto!!
Ci provo! Grazie!