Per chi l’avesse letto, ma anche per chi non l’avesse letto… nonostante quanto racconterò in questo post, rinnovo sempre il mio invito a tutte le donne ad iniziare alpinismo (Perché le donne dovrebbero iniziare a fare alpinismo? 10 ottime ragioni) per quanto le parole che seguiranno potrebbero apparire “fuorvianti”.
Roccia Nera e 4106: scalare due cime in un giorno? Vi racconto!
Estate 2014. Comprensorio del Monte Rosa.
Notte trascorsa al Rifugio Guide d’Ayas (3420 mt).
Missione: scalare la mattina una delle cime lì attorno che sono tra i 4000 metri più noti e frequentati dagli alpinisti visto che permettono di raggiungere altitudini importanti senza difficoltà esagerate. Oltre al Castore (oltre alla Cima del Castore) che avevo già avuto la fortuna di raggiungere, qui si trovano anche altre cime note come il Breithorn o il Polluce ma nel mio caso…
“Domani mattina noi andiamo alla punta 4000equalcosa“.
E io: “Ma che significa? Non ha un nome?”.
“No, è una quota che viene indicata con la sua altezza, ma almeno facciamo un qualcosa di meno battuto e più originale”. A parlare il mio capocordata nonché istruttore CAI (di Legnano) che aveva avuto la malaugurata idea di inserire anche me nella sua cordata.
Essendo l’unica donna del gruppo non oso avanzare nessunissima richiesta aggiuntiva. Taccio e spero in cuor mio che il fatto che sia meno “battuta” non rappresenti una maggior difficoltà. L’unica consapevolezza che ho è che non sono per nulla in forma, ho patito già il trekking a salire fino al rifugio e tenuto conto che il mio fisico è debilitato dalla consueta sfiga mensile femminile devo andare a dormire presto e sperare in un miracolo mattutino.
Mi alzo piuttosto di buona lena alle 3.30 (ovviamente) e faccio colazione con una certa delusione (io amo la colazione e darmi da mangiare prima di una cima alpinistica solo qualche fetta biscottata con della marmellata è pura cattiveria!).
Alle 4.30 ci vestiamo tutti attrezzati per salire e già vengo cazziata dal momento che ho qualche difficoltà a fare bene i nodi necessari (già per questo forse meritavo di essere lasciata in rifugio e invece) per le 5 partiamo divisi in diverse cordate.
Nella mia cordata siamo in 3: il mio capocordata nonché direttore del corso nonché alpinista pratico e abile e abituato a fare cime ben più difficili (giusto per chiarire) e un mio giovane compagno di corso 20enne con al passato anni e anni di montagna e che io ho stabilito essere appartente al gruppo degli “stambecchi” per sottolineare come per lui scorrazzare (correndo!) per le vette sia cosa naturale.
(E anche qui forse avrei dovuto dire: io resto in rifugio. Ma no, proseguiamo)
Inizia la camminata verso la cima “4000equalcosa”. Non vi so indicare la via scelta perché seguivo il mio capocordata e perché onestamente al momento non sarei ancora in grado di portare nessuno (neppure me stessa) a fare una scalata alpinistica in autonomia quindi per ora non bado troppo ai percorsi scelti, ma cerco per lo più di camminare, respirare e non infilzarmi con i ramponi (dite che non basta?).
Ma quello che so è che vedo apparire davanti a me dopo appena un trenta minuti di cammino il primo “muro” o meglio la prima vera salita da fare. Nulla di tecnico, perfettamente fattibile, ma decisamente controproducente in materia di FIATO. (Lo sapevo che oggi non ero in forma, ma perché non ascolto mai le mie vocine io?). Il mio capocordata mi dà dei sali minerali!
Riprendiamo. Ancora adesso ringrazio i miei compagni di cordata che rendendosi conto che non ero messa benissimo non hanno infierito in alcun modo e riconosco che abbiano saputo adattare tantissimo il passo al mio, riuscendo a farmi pensare solo qualche volta: “Voglio morire, riportatemi giù?!?”.
La realtà è che nonostante avessi già percorso cime più difficili e impegnative, non sempre il corpo è nelle stesse condizioni fisiche e io sicuramente ero in deficit di energia, ma il bello di essere in gruppo in montagna e di avere questa grande passione, é la voglia di riuscire (e poi va anche detto che si è in cordata con altri compagni e pur volendo cambiare idea la cosa non è fattibile!!! Diciamolo pure!).
Il percorso prosegue: crepaccio, visto e evitato. Altra salita, pezzo con pendenza tosta, e poi la salita finale verso la cima. A quel punto scoppia un rumore nella valle che mi fa gelare il sangue: una piccola frana che avveniva lontano da noi, ma perfettamente visibile da noi. Ci fermiamo a guardarla. Diapositiva: LORO con occhi interessati e sereni. IO con occhi strabuzzanti e impanicati.
Il mio capocordata e geologo mi spiega quanto sta avvenendo senza batter ciglio, ma io capisco solo: “Non ti preoccupare che qui non può succedere”. (Emenomale)
La salita alla cima: si sa, è la parte peggiore, ma al contempo la migliore perché sai che stai arrivando. Non hai più forze, sei affaticato, ma a quel punto non te ne frega più nulla perché vedi la cima! In realtà il tempo non era dei migliori e la cima non si vedeva molto bene, ma sapevo (me l’avevano detto) che ci eravamo quasi… e infatti ECCOLA!
4106, metri 4106: raggiunta.
Tempo di percorrenza reale circa due ore/due ore e trenta.
Tempo percepito: non ve lo dico neppure.
Sono appena le 8 di mattina. Ci fermiamo un po’ a godere della meta, ma fa decisamente freddo e il meteo non aiuta (nel mentre che salivamo un po’ di vento e ghiaccio in faccia avevano saputo allietare i miei momenti di difficoltà). E allora?
“Che ne dite se già che ci siamo SCALIAMO ANCHE SUL ROCCIA NERA?”.
Io: “STATE SCHERZANDO?”.
No. Non stavano scherzando.
“Non ti preoccupare, è vicina, nel giro di 30 minuti ci arriviamo e così restiamo in movimento perché fa freddo qui”.
ORA! Voi capite quando io sottolineo il fatto di essere l’unica donna? Perché molto semplicemente NON VIENI ASCOLTATA! Checché se ne dica, non vieni (o forse non vengo) minimamente ascoltata. E consapevole di questa realtà nonostante abbia tentato di portare le mie motivazione, mi rimetto al loro volere mestamente, taccio, mangio il cioccolato che avevo nello zaino e maledico me stessa per averne solo 30 grammi quando in realtà me ne servivano almeno due chili… E poi riprendo il cammino.
ROCCIA NERA, metri 4057: raggiunta.
Riconosco che in effetti ci abbiamo impiegato solo 45 minuti e il percorso dalla cima del “4000equalcosa” non era complicato e riconosco anche che ne godo tantissimo! Ma io sono totalmente a pezzi e devo ancora scendere, ergo: al momento c’è ben poco da gioire.
Nel mentre le nuvole si alzano e il cielo si schiarisce e tutta la fatica viene ripagata da quegli scorci che permettono di ricordare quanto tutta questa fatica abbia un giusto compenso!
E poi la discesa. Tecnicamente semplice se non fosse che il percorso prevedeva almeno due/tre ore di cammino e a un certo punto rivedo delle SALITE da fare. Le gambe ormai sono prive di sostegno, il fiato l’avevo finito già ore fa e presa da evidente disperazione sono arrivata a fare questo pensiero: “Ma perché, tu, non ami il mare come tutti? Ma perché, tu, non potevi andare al mare oggi?”.
E questo (vi assicuro) rappresentava il punto di non ritorno! Per me, arrivare a INVIDIARE tutti coloro che erano al mare, era veramente la rappresentazione che ormai, stavo pure sragionando.
Tutto bene quel che finisce bene… Verso l’ora di pranzo l’arrivo al rifugio Guide d’Ayas, il ritrovo con gli altri compagni, i racconti, l’adrenalina che si scarica, una fetta di torta, una barretta di cioccolato e una vocina: “Ce l’hai fatta! Credevi di morire, ma CE L’HAI FATTA!
Ora però ricordati che hai ancora 4/5 ore di cammino per arrivare alla macchina dal rifugio… E buona domenica”.
Grande Simo sei un mito sicuramente avrai vissuto delle bellissime emozioni, una volta giunta in vetta…….. che spettacolooooooooooo
Ahahahahahaha… a onor del vero le emozioni più belle le ho vissute una volta finito il tutto! La sera a letto alle 20.30 con ancora la luce della sera gioivo per davvero… Sono soddisfazioni, sì. Faticose eh, ma che gioia!
PS: aspettiamo l’estate! 😉
Bene brava.
Comunque la cima 4106 m. si chiama più correttamente Gemello del Breithorn Orientale. E non è poi così banale da salire …
GRAZIEEEEE DIEGO! E perchè mi hai detto il termine corretto per la cima (ricercavo come una pazza su internet ma non ricordando altro che il numero… diventava difficile!), ma soprattutto per la gioia che mi dai quando dici che non è banale! (Poche parole che mi fanno intendere che anche tu, sali, giusto? 😉 )
Grazie!